L’Aleph di Jorge Luis Borges

L'Aleph di Jorge Luis Borges

Ho riflettuto a lungo sui termini più adeguati per descrivere questa raccolta di racconti, tuttavia, dopo vari tentativi appena sufficienti, ho deciso di affidarmi all’istinto. Leggere L’aleph di Jorge Luis Borges, vi dico, è come accorgersi di vivere un lunghissimo sogno; uno di quelli che ti disorienta enormemente e attrae al modo e tempo stesso.


ESPERIENZA DI LETTURA
TRA NARRATIVA E SAGGIO

A metà tra il saggio psicologico e la narrativa fantastica, L’Aleph è un’opera labirintica e visionaria. E’ una vera e propria esperienza, che non può non essere vissuta dai lettori più curiosi e desiderosi di varcare i confini della propria comfort zone letteraria; ve lo assicuro.

Essendo ricco di visioni oniriche, deliri lucidissimi e conclusioni affilate come lame, ogni racconto è di fatto un labirinto in cui perdersi e di punto in bianco ritrovarsi, riconoscere la strada e sentirla addirittura familiare. E’ sentirsi a casa, quella interiore, osservare la mappa degli elementi che compongono la personalità umana e riconoscerli nessuno escluso.


L’ALEPH, BORGES
E UNA NOTA DEL TRADUTTORE

Borges è un narratore di fascino e mistero e con la sua strabiliante capacità di interpretazione, rende tra dialoghi e pensieri i personaggi vivi al punto da far sembrare ogni loro parola, una vera testimonianza.

Si ha pertanto l’impressione di scorgere svariate personalità dell’autore in quanto appartenente al genere umano e non soltanto in quanto Borges, personaggio singolare quale è. Per rendere al meglio l’idea di cosa è stato capace ne L’Aleph, mi avvalgo di una citazione tratta dalla nota presente in questa edizione Feltrinelli, scritta dal primo traduttore del testo, Francesco Tentori Montalto:

[..] Siamo dunque, com’è stato detto, davanti a un umanista, forse all’ultimo; e si vuole intendere, qui, l’umanesimo che ha carità dell’uomo e del suo destino, e si prova a consolarlo. Quest’umanesimo, frutto maturo della cultura, non può fare a meno dei riferimenti, delle citazioni; ed ecco la minuziosa erudizione di Borges, che si mescola alla fantasia, all’illusione, al miraggio, e dove i nomi veri, di autori e di libri, e gl’immaginari, si alternano e confondono in maniera da turbare il lettore [..]


I TEMI TRATTATI

Giunti a questo punto dovrebbe esservi abbastanza chiaro:
L’aleph di Jorge Luis Borges mi ha del tutto scosso l’anima, interrogandola sulla natura del dolore, dell’amore, dell’eternità, dell’immortalità e del destino. Questi sono i temi che l’autore affronta nelle 170 pagine proposte, tramite uno sguardo sull’intera e complessa esistenza della nostra specie, analizzata nelle varie vicende, nel tempo e nello spazio, fino al raggiungimento di una presa di coscienza memorabile.

E’ in definitiva un libro prezioso, che trova posto nella mia libreria sullo scaffale dei libri alla sezione Stupore. Uno tra quelli che rileggerò senza dubbio altre volte, con la stessa curiosità della prima.


LA CASA DI ASTERIONE
pag. 65-68

La casa di Asterione è il settimo dei 17 i racconti proposti nella raccolta, ma anche quello che più rimarrà vivido nella mia memoria. Trattandosi di sole quattro pagine, anche se davvero intense, non ho resistito dal riportarle interamente nel post pubblicato sulla mia pagina Instagram al seguente link. Basteranno per darvi una chiara idea del fascino del libro, senza però svelare la sorpresa data dalla lettura completa.

Ve lo consiglio assolutamente!

Vidi nell’Aleph la terra e nella terra di nuovo l’Aleph e nell’Aleph la terra, vidi il mio volto e le mie viscere, vidi il tuo volto, e provai vertigine e piansi, perché i miei occhi avevano visto l’oggetto segreto e supposto, il cui nome usurpano gli uomini, ma che nessun uomo ha mai contemplato: l’inconcepibile universo. “

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