Le assaggiatrici, Rosella Postorino

“Leggete le assaggiatrici. Fatelo, vi prego” è il suggerimento di Michela Murgia riportato sul retro copertina del libro, e io le ho dato ascolto. Ho acquistato Le assaggiatrici di Rosella Postorino e ho fatto la scelta giusta.

La trama

Rosa Sauer è una ragazza berlinese da poco sposata con Gregor. Mentre lui combatte sul fronte russo, lei vive con i suoceri a Gross-Partsch, un paese vicino al quartier generale di Hitler. Insieme ad altre nove donne del villaggio, viene reclutata per assaggiare tre volte al giorno -ogni giorno- le pietanze destinate al Führer.

Assaggiare il cibo di Hitler prima che questo arrivi al suo tavolo. Non per tastare la corretta sapidità di ogni portata, ma per appurare che il loro contenuto non si riveli mortale. Assaggiatrici come giudici che rischiano la propria vita e lo fanno senza via di fuga. Soltanto una scelta già tracciata e servita in un piatto da riconsegnare vuoto.

Combattere la morte

Leggendo questo libro, di tanto in tanto ho pensato a mia nonna. “Inchi la panza e jinchila di spini!”, è un proverbio che le ho sentito ripetere un milione di volte. Tutt’ora, se chiudo gli occhi riesco a sentirlo dire dalla sua voce nel nostro dialetto: “Riempi la pancia, anche se di spine”.

Ho pensato a lei per una frase molto simile citata sovente in diversi capitoli:

“Mia madre diceva che quando si mangia si combatte con la morte”.

Non avevo mai dato il giusto peso a quell’esclamazione di mia nonna, eppure il concetto è lo stesso espresso dalla madre di Rosa, ed è reale; la fame è il nostro limite e al contempo primo sintomo di vita. Di cosa debba essere saziata quella fame poi, è una questione secondaria. Le parole della madre di Rosa sono promemoria necessario, per un’assaggiatrice.

Un semplice piatto di fagiolini e una fetta torta al miele possono contenere la vita o la morte.

“Non si muore di miele. O almeno è molto raro”

…ma raro non significa Impossibile, ed è bene non dimenticare.

Il potere del cibo

Con Le assaggiatrici ho assaporato il cibo sotto forma di esperienza. La condivisione nonostante il vuoto allo stomaco, la necessità di saziare il corpo malgrado il sapore del rischio e la capacità generata dall’istinto di sopravvivenza, di abituarsi alla paura giorno per giorno.

Questa condizione in cui Rosa si ritrova insieme alle altre ragazze, fa sì che attorno al tavolo della mensa in caserma instaurino tra loro un rapporto di amicizia al pari di quello tra liceali, obbligate a frequentare la stessa classe e costrette pertanto ad andare d’accordo. Imparare a condividere segreti, e giochi, oltre che timori, riuscendo così a concedersi la spensieratezza all’ombra della guerra.

Il mio corpo aveva assorbito il cibo del Führer, il cibo del Führer mi circolava nel sangue.
Hitler era Salvo.

Le assaggiatrici, femminile plurale

Dieci donne, le assaggiatrici di Hitler. Donne prima di ogni altra cosa, che non possono permettersi di mettere a rischio il proprio corpo in altro modo all’infuori di quello definitivo. Diverse tra loro quanto le pietanze a loro servite ad ogni portata.


Le assaggiatrici di Rosella Postorino nascono dalla fantasia sua fantasia e riportano alla luce un mestiere realmente esistito.

Traduzioni e trasposizioni

Non mi stupisco del fatto che sia in corso la traduzione del libro in trenta lingue e che presto arriverà anche la trasposizione cinematografica, anzi, non vedo l’ora di scoprire se i volti che ho immaginato assomiglieranno a quelli del grande schermo.

Nel frattempo però: Leggete le assaggiatrici. Fatelo, vi prego!

Quando perdi una persona, il dolore è per te stesso, che non la vedrai più, non sentirai più la sua voce, che senza di lei, credi, non resisterai. Il dolore è egoista: era questo a farmi rabbia

(Acquistato con la promozione Felitrinelli che offre due titoli al costo complessivo di € 9,90 , vi consiglio di dare un’occhiata)

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